Un business troppo interessante

Jean Marie Balestre, Presidente della Federazione Internazionale degli sport automobilistici, allungó le mani sulla Parigi/Dakar, rispondendo alle critiche dell’Osservatore Romano, affermando che “non sono gli sponsor ad aver condotto allo scempio della Dakar di quest’anno, ma il bisogno di  un’organizzazione che rispetti i regolamenti federali e le indicazioni della Federazione Internazionale”

La stessa FMI italiana, definendo la Dakar una “corsa al massacro“, minacció di non concedere più il permesso ai propri tesserati di partecipare qualora non venissero garantite la sicurezza e il soccorso adeguato ai piloti.

La Dakar era nel tempo diventata qualcosa di troppo grande, ricco e cool che la Federazione Internazionale non poteva non reclamarne una fetta, se non LA fetta.

Per la cronaca venne è siglata la “pace” tra FIA e Gilbert Sabine mediante la definizione delle regole e limiti per l’edizione 1989 e con un nuovo calendario per non danneggiare il Rallye di Montecarlo con partenza il 25 dicembre, passaggio in Spagna, eliminazione dell’Algeria, estromissione dei camion, squadre ridimensionate; tramontó definitivamente la Parigi Dakar di Thierry Sabine e cominció quella della FIA.

Chi ha pagato le polemiche dell’edizione dell’88 è stato Renè Metge, licenziato intorno all’aprile del 1988.

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