Merci Magnifique Sabine

Il 14 gennaio 1986, durante la tappa Niamey/Gourma intorno alle ore 19 morì la Parigi-Dakar.

Il suo fondatore Thierry Sabine precipitò con il suo elicottero dopo aver urtato una duna, con lui morirono sul colpo Francois Xavier Bagnoult, J.P.Le Fur, Daniel Balavoine e Nathaly Odent.

Mancavano 20km all’arrivo della tappa, ma Thierry Sabine voleva a tutti i costi alzarsi ancora in volo per controllare la situazione, tanto da pretendere il comando dell’elicottero in mezzo ad una tempesta di sabbia con pochissima visibilità anche contro il parere del pilota Francois Bagnoult.

Volarono a pochi metri da terra sopra un terreno pianeggiante, finchè con la parte inferiore toccarono una duna che si ergeva per una ventina di metri; l’urto sbilanció il velivolo, causando una perdita di quota che fece precipitare l’elicottero che inizió a carambolare nel deserto senza dar scampo agli occupanti.

Finiva in quel momento la Parigi-Dakar pionieristica aprendo la strada ad un’altra fase senza più il suo fondatore.

Chi è stato Thierry “Le Magnifique” Sabine ? Cosa ha creato ? …e perché tutti noi dobbiamo essergli infinitamente grati per ciò che ha fatto ?

Thierry è nato a Boulogne-Sur-Seine nel 1949, presto si appassionò allo sport tanto da far parte della squadra nazionale ippica juniores; dal ’69 al ’78 partecipò a diverse competizioni automobilistiche tra cui anche una 24Ore di Le Mans.

Professionalmente si occupò della promozione della stazione sciistica di “Le Corbier” e delle relazioni pubbliche della città di Le Touquet.

Nel 1974 creò l’Enduro del Touquet, nel 1978 la Crosiere Verte (gara in moto da Le Touquet a Sete) e nel 1979 la Oasis (poi rinominata Parigi-Dakar).

Ogni mattina durante le tappe della Dakar, Thierry Sabine prendeva il megafono e come un condottiero esortava i piloti ad affrontare il deserto, trasmettendo tutto il suo magnetico carisma e rassicurandoli che, nonostante tutto, lui ci sarebbe sempre stato a vegliare su di loro.

Ma dal 15 gennaio non fu più cosi’.

Patrick Verdoy (il suo braccio destro) provò ancora ad arringare i piloti, ma il fascino, la magia, il mito era per sempre svanito, il 17 gennaio ci si fermò inaspettatamente per riflettere sul da farsi dopo la scomparsa di Sabine, anche se alla fine tra mille dubbi e incertezze la carovana arrivó in qualche modo a Dakar.

Rimane un’intervista del 13 gennaio (un giorno prima di morire) raccolta da Paolo Scalera, inviato di Motosprint: “…la prova non è stata eccessiva…anzi io la considero invece tipicamente nello spirito della Dakar. I cordoni di dune hanno messo tutti nelle stesse condizioni  ed è stato proprio in quel momento che è emerso l’uomo facendo valere le sue priorità sulla macchina”.

Ed è proprio qui che emerge la grandezza del personaggio Sabine: l’aver creato un’avventura capace di far sognare generazioni di piloti e appassionati, dura, impegnativa, a volte massacrante, ma che è riuscita a forgiare un mito in cui credere ancora a decenni di distanza.

Thierry Sabine ha creato un sogno, su cui altri hanno lucrato e sperperato, ma in cui lui ha creduto fino in fondo, tanto da pagare il prezzo più alto che ci fosse…la sua stessa vita.

Merci Magnifique Sabine !!!

La Dakar del 1988

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