Gli occhi della Dakar

Una volta all’anno a Mandello vicino a Lecco si tengono le giornate mondiali della Moto Guzzi e per chi ama le moto c’è sempre uno spunto o un motivo per cui vale la pena visitare stand e moto dell’Aquila dorata.

Quest’anno però c’è un motivo del tutto speciale per farlo e il suo nome è Claudio Torri.

Il suo nome è tra i grandissimi della Dakar (quella vera) e bastano due parole per rimanere rapiti dal personaggio: due occhi magnetici blu cobalto sono la porta per svelare atmosfere e racconti che sarebbero capaci di riempire da soli un intero libro.

L’intelletto è vispo, la parlata sciolta e la disponibilità immensa per una persona che ha vissuto tante vite, molte di più di quanto tante persone fanno in tutta la loro vita.

L’intervista inizia di fianco alla sua moto in un pomeriggio tranquillo delle giornate della Guzzi e ci accoglie subito come se ci conoscessimo da sempre.

La Dakar mi ha salvato la vita” esordisce Claudio, nel modo più inaspettato e affascinante in cui potesse aprire l’intervista; “in quel periodo avevo bisogno di questo tipo di avventura ed esperienza, ho passato notti intere nel deserto da solo con me stesso a pensare e mi sono tirato fuori da situazioni nel deserto che mi hanno aiutato poi nella vita di tutti i giorni, forse se non l’avessi fatta non sarei qui adesso“.

Si parla della Guzzi di allora, della moto e delle novità costruttive introdotte per la prima volta da Claudio, di Gaston Rahier, di Eritrea, di tante cose in un mosaico variopinto che ti avvolge, ti accoglie e ti stupisce, ma la coda di giornalisti che esige un’intervista dopo di me si sta vi via allungando e (come esige la deontologia) devo mio malgrado cedere il passo anche agli altri.

Se avete la possibilità passate a Mandello a trovare il Claudio Torri…l’esperienza vale tutta la manifestazione !!!

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