Disperso nel deserto

Nella massacrante tappa Termit-Agadez del 3 gennaio 1989 il pilota privato Aldo Winkler fu protagonista (suo malgrado) di un’incredibile avventura che, ancora a distanza di oltre trent’anni, vale la pena di essere raccontata.

Winkler partecipó alla Dakar 1989 dopo i buoni piazzamenti delle edizioni precedenti in sella alla sua Honda preparata dal fido Mario, ma già prima della partenza della tappa di Agadez, la moto inizió a dare qualche problema perchè scoppiettava e si spegneva in continuazione; la causa fu individuata nei getti intasati e nel filtro sporco, che vennero verificati e regolarmente puliti, immaginando così di aver risolto ogni problema.

Dopo la partenza, nei pressi dell’Oued di Egadó peró la moto si spense del tutto mentre stava già sopraggiungendo il buio del deserto; Aldo decise di riprovare con le operazioni sui carburatori, smontando la sella e sparpagliando tutto sulla sabbia, ma da lontano scorse tre indigeni in abiti chiari con fare minaccioso; il loro atteggiamento ostile spaventó non poco Winkler che riuscì fortunatamente ad allontanarli, scoprendo peró che nel trambusto erano state rubate molte cose che aveva lasciato per terra, tra cui i guanti e soprattutto …..la borraccia dell’acqua !!!

La prima notte nel deserto passó senza ulteriori inconvenienti nel calduccio del sacco a pelo che fortunatamente non era stato trafugato.

Il secondo giorno Aldo riprovó a cercare le traccie sulla sabbia, ma la moto si ruppe nuovamente, questa volta in modo irreparabile…la sua Dakar era purtroppo finita.

Sconsolato decise quindi di accendere la balise (che determina l’esclusione dalla gara) non sapendo ancora che la sua avventura fosse appena iniziata.

Winkler fece scattare l’interruttore non prima di aver ripensato a tutta la preparazione fatta per giungere fino a qui; la spia rossa non si accese, lasciando stupito il pilota torinese, che lì per lì non ci badó più di tanto; ancora non sapeva che la sua balise fosse rotta e mai nessuno lo avrebbe recuperato grazie al segnale emesso dal segnalatore.

Dopo poche ore un aereo della TSO sorvoló Aldo che confidó di esser recuperato immediatamente; scrisse sulla sabbia il suo numero, attendendo il camion balaj per Agadez, ma il camion non arrivó mai e Aldo rimase ad aspettare per ore e ore senza viveri nè acqua.

Arrivó la fine del secondo giorno, l’oscurità, l’isolamento, la disperazione e quella subdola rassegnazione che forse questa volta sarebbe potuta finire nel peggiore dei modi; scrisse quindi tra le lacrime una lettera per la moglie nella quale inserì anche le sue ultime volontà.

Sopraggiunse quindi il terzo giorno senza bere: approfittando delle ultime energie rimaste, ritornó sui propri passi, non prima di aver disegnato sul terreno una grossa freccia visibile eventualmente dagli aerei del soccorso.

Dopo sei ore di marcia raggiunse l’oued da cui era partito e incontró una famiglia di tuareg composta da un capo famiglia molto vecchio, una giovane donna e cinque figli…e questa fu la sua salvezza.

Gli diedero da bere latte di cammello con un sapore molto deciso, quasi acido, ma dopo tre giorni senza acqua il nostro Aldo non fece molto il difficile. Nelle ore che seguirono partecipó anche alla preparazione del thè che avveniva tramite diverse operazioni di filtraggio dell’acqua e delle foglie prima della somministrazione, stupendosi della lentezza e cerimonialità delle loro azioni.

Concordó con la famiglia di partire a dorso di cammello per raggiungere Tanak, ma poco prima della partenza, un aereo della Dakair lo sorvoló e Winkler fece di tutto per attirare la loro attenzione; dall’aereo fu lanciata una sacca di viveri con un biglietto che riportó la gioia e la speranza nell’animo provato del pilota torinese “tra un ora passerà a prenderti l’elicottero”.

Aldo prima di salire sull’elicottero rimase un attimo a pensare all’avventura passata e gettó al vento la lettera-testamento che aveva scritto, pensando …”non questa volta !”

L’arrivo ad Agadez fu molto gioioso, con Gualini che aveva coordinato le ricerche, venne stappato lo champagne dopo giorni di estenuanti ricerche e un filetto ai ferri con le patatine accolse l’affamato sopravvissuto tra tutti gli onori dei soccorritori.

L’esperienza del deserto lasció un segno indelebile nella vita di Winkler e le foto della famiglia tuareg saranno per sempre le più preziose del suo album.

(Articolo liberamente tratto da Moto Sprint / 11-17 gennaio 1989)

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