Compleanno a modo mio

Anche quest’anno è arrivata la data del mio compleanno: attesa, desiderata, immaginata perché il 10 maggio è (per me) festa nazionale più di Natale, Pasqua e Capodanno messi assieme. La tradizione prevede infatti che il giorno del proprio compleanno si possa fare tutto quello che piace, si sogna e si desidera tutto l’anno, lasciando per 24 ore le preoccupazioni, le sofferenze e le ansie da parte.

E’ così parte la mia giornata alle 5.30 con una veloce colazione prima della partenza che, per riuscire a far tutto quello che voglio, è fissata alle 6.30.

Stranamente non c’è in giro nessuno e la strada è tutta per me; già questo mi dà una sensazione speciale perché il traffico ancora dorme e sono riuscito a sorprenderlo anticipando le sue mosse.

Arrivo a Chiavenna in un batti baleno e per me la giornata è quasi a metà, ma vedo i ragazzi andare a scuola e le persone prendersi il primo caffè, ma dopo aver dominato lo spazio, ho la strana percezione di aver dominato anche il tempo…che giornata speciale !!!!!

E’ il momento delle prime foto e dei primi sguardi a catturare angolini e prospettive…il mio modo di andare in moto è un pò così come quello di un regista che cerca la giusta inquadratura: faccio centinaia di foto ogni volta per poi buttarle via quasi tutte alla ricerca dello scatto perfetto che a volte viene (di puro caso) e spesso non arriva.

Sono al Maloja intorno alle 8.15 e la strada è tutta mia: posso fermarmi quando voglio, mettere la moto dove voglio, nessuno suona, contesta, urla o schiamazza…ci siamo io e la mia volontà e tutto è semplicemente quello che mi passa per la testa.

L’andatura è blanda, tanto il tempo è solo relativo non ci sono scadenze o appuntamenti e (almeno per oggi) ci si può divertire quanto basta per ricaricare le pile di una vita dove il tempo invece è alla mercé di un turbinio di avvenimenti incessanti e inderogabili.

Si prosegue per Sainkt Moritz fino ad arrivare a Zernez dove inizia il mio paradiso odierno: la Biosfera della Val Mustair.

E’ un luogo remoto e lontano, dove le regole non sono quelle degli uomini, ma quelle di foreste secolari e paesaggi maestosi: qui si è ospiti della grandezza e come tale, rispettosi, la attraversiamo. Sono tante le soste che faccio, tanto che temo che ad un certo punto la moto si spazientisca e mi lasci a piedi, ma anche lei vuole festeggiare con me e si ammansisce al “provetto fotoreporter”.

Su un tratto in mezzo ai boschi sento frusciare a sinistra un qualche cosa ed in un attimo mi trovo un camoscio adulto che mi attraversa la strada di traverso per scomparire dall’altra parte; pianto una frenata sul posteriore che fa sgommare la ruota dietro in un istantaneo fischio che arresta la moto; tutto è avvenuto in un istante, ma quell’istante è durato milioni di secondi nella mia testa che continua a rielaborare l’immagine in loop tantissime volte alla ricerca di una spiegazione di quell’incontro tanto inaspettato quanto fugace, ma carico di significato per chi, come me, è alla ricerca della magia nella vita.

Al Passo Fuorn le persone parcheggiano per un caffè mentre io guardo estasiato da lontano il gruppo dello Stelvio che si staglia sullo sfondo…non ci si può andare ancora per un po’, ma sono sicuro che anche quest’anno riuscirò a conquistarlo.

Si gira la moto e si va a prendere il Tunnel del Gallo per andare a Livigno: nella mia vita l’ho sempre evitato, però questa volta val bene un tentativo……12 euro per fare uno strettissimo tunnel ipnotico che ti catapulta dal posto più bello nelle Alpi al posto più orrendo tra frane, dighe e versanti spaccati che sembra di essersi svegliati in un autentico incubo alpino…e infatti fatta la benzina scappo da Livigno che personalmente detesto più di ogni altra cittadina d’alta montagna.

Si attaccano in fila Eira e Foscagno per arrivare in Valtellina che mi ricorda la mia fanciullezza beata in cui la mia vita si apriva ad ogni opportunità che il tempo poi mi avrebbe svelato.

E’ tempo per una pausa prima di addormentarmi in sella e, dopo un pasto veloce, mi addormento a ripensare al significato del camoscio.

Un cagnolone sgranocchia le briciole che ho lasciato e mi riporta al qui e ora e, con un attimo di smarrimento, mi ricompongo per partire alla volta del nuovo passo; attraversando Bormio vado a ricercare i luoghi che hanno segnato la mia vita: quell’incrocio, quella casa, quel palazzetto del ghiaccio e nella mia immaginazione mi sembra di potermi ancora vedere quattordicenne attraversare quel paese…son passati 30 anni, ma oggi (come dicevo) il tempo lo decido io e quei 30 anni per me non hanno nessun significato… mi fermo ad aspettare l’uscita da casa del ragazzo che sta per andare a pattinare e l’apertura di una porta mi fa sobbalzare come se fosse vero.

Passato il momento “rewind” si riparte per Tirano in cui sono in una trentina di minuti; tempo di una robusta merenda e via…Bernina !!!

Lassù è tutto spettacolare e mi diverto come un matto a fare le curve su fotogenici panorami, non so quante volte mi sono fermato a scattare, ma ogni momento è una frenetica emozione che non voglio lasciarmi sfuggire…starei qua per sempre a guardare ogni millimetro di strada e della moto, ma come tutti i film più belli iniziano i titoli di coda che partono dal Bernina fino a Lecco…il totale segna 460Km…il mio compleanno è finito.

La giornata è passata e il presente diventa ricordo…si ripensa a ciò che è accaduto per trarne ispirazione e forza per il futuro…una domanda dal profondo rimane ancora senza risposta…cosa significava quel camoscio ?!

 

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