Beppe Macchion

Lo spirito delle persone dipende dall’atteggiamento che esse hanno verso la vita

-anonimo-

Nell’intervista di oggi abbiamo il piacere di ospitare sul nostro sito Giuseppe Macchion, titolare della concessionaria Honda di Legnano, nonché ex pilota Dakar; l’intervista avviene al telefono perché un beffardo mese di aprile – dopo mesi di siccità – ha deciso proprio oggi di diventare piovoso.

Si cerca in questi casi di sincronizzarsi con la persona che sta all’altro capo del telefono per capire un pò come sia, cosa abbia fatto e come vede le cose: …ve lo assicuro è la prima volta che mi trovo ad incrociare una persona come Beppe.

Le parole, le espressioni e il mood della telefonata esprimono un’ energia, una freschezza e una voglia di fare davvero uniche e (se non fosse che mi ha rivelato la sua età e le esperienze accumulate) sarei pronto a giurare di essermi imbattuto in un pilota italiano pronto a partire per la prossima Africa Eco Race oppure Dakar…ma forse lui partirebbe davvero se non avesse già vissuto le storie che iniziamo a raccontare….

“Sono un pilota crossista cresciuto negli anni 80, correvo con le Fiamme Oro della Polizia ed ero abbastanza forte, tanto che ho partecipato a gare sia a livello nazionale che europeo con buoni risultati; l’enduro era una disciplina che facevo invece in un modo meno continuo, partecipando ad alcune gare che mi hanno dato comunque molte soddisfazioni.

La partecipazione alla Dakar, che in quel periodo era davvero il massimo a cui un pilota potesse aspirare, era un sogno che cullavo insieme a mio fratello, una promessa che ci eravamo fatti di viverla assieme, lui come meccanico, io come pilota; ne parlavamo spesso e avevamo anche idealizzato come potesse essere, ma la vita aveva in serbo per lui altri progetti e non siamo poi riusciti a realizzare il nostro sogno assieme.

Mi sono preparato alla mia Dakar in modo molto professionale, sia qualche tempo prima con il Team di Marco Borsi andando a correre nel deserto, sia con il Dott. Sassi che ha curato la preparazione del mio fisico con metodi all’avanguardia per l’epoca: i miei parametri vitali erano monitorati con metodi molto sofisticati e lo sforzo ed il recupero erano analizzati dal centro di medicina dello sport Mapei, semplicemente il top allora in Italia.

Grazie a sponsor come Expert e Agos sono riuscito a iscrivermi alla Dakar da pilota privato e ho preso il via alla Dakar del 2004; sono partito subito veramente forte tanto che fino a 15 minuti dalla fine della prima tappa ero primo (ASSOLUTO) davanti a campioni mondiali e piloti ufficiali che di mestiere facevano solo quello. Sono arrivato sesto assoluto mettendo dietro anche Marc Coma, campione indiscusso di allora. All’arrivo mi hanno intervistato giornalisti e televisioni da tutto il mondo per capire chi fosse quella superstar proveniente dal nulla che aveva messo in riga il fior fiore del motociclismo mondiale sul palcoscenico numero uno al mondo.

Sono arrivato in Africa come undicesimo assoluto ma le tappe successive sono state meno fortunate, sia per la poca esperienza in fatto di navigazione, sia per alcuni dettagli alla moto che (forse con l’esperienza) avrei dovuto curare in modo diverso; trovarsi dietro ha reso infatti tutto molto più difficile perché recuperare posizioni durante le Dakar non è certo un gioco da ragazzi per chi a fine tappa deve pure fare la manutenzione della moto con il risultato di dormire 3/4 ore per notte.

La mia avventura si è conclusa purtroppo durante una tappa marathon nella quale mi hanno rubato la moto: dovete sapere che allora capitava spesso che il piloti si concedessero del riposo lungo il percorso, ma bande di ladri erano pronte ad entrare in azione con un metodo abbastanza singolare…spostavano la moto anche di poche centinaia di metri dal pilota assopito, riempivano i serbatoi di sabbia per non venire eventualmente inseguiti e sotterravano la moto sotto pochi palmi di sabbia. Nel mio caso, purtroppo, hanno anche attivato la balise decretando – come da regolamento – il mio ritiro dalla competizione. Quando è arrivato l’elicottero di soccorso, le pale del velivolo hanno scoperto dov’era sotterrata la moto, ma purtroppo l’organizzazione ha decretato la mia esclusione dalla gara. Sarei potuto arrivare più in là perché fisicamente ero integro e ancora desideroso di proseguire, ma il destino (forse) voleva che andasse a finire così anche se in cuor mio sapevo che avrei potuto ottenere bei risultati arrivando fino a Dakar.

Mi hanno offerto diverse volte di correre come pilota anche in altre gare, ma il mio lavoro come titolare di un concessionario Honda era alla fine più importante di un esperienza sportiva seppur di alto livello.

Con Honda ho sempre collaborato con molto piacere tanto che quest’anno mi hanno addirittura invitato in Sud Africa per un tour insieme ai campioni dell’ultima Dakar nel corso della quale abbiamo provato su ogni terreno le nuove Africa Twin.

Vi assicuro che il “passo” c’è ancora e sono tutt’ora competitivo con i fenomeni del momento, la moto è fantastica e dà molta confidenza su tutti i tipi di fondo….tanto che guardando il tachimetro mi son dovuto un attimo fermare perché stavamo martellando un ritmo un tantino elevato !!!

L’intervista finisce sull’onda dell’entusiasmo di Macchion, che mi ha travolto come una scarica di adrenalina, lasciandomi in testa echi di avventura e salti tra le dune; la speranza adesso è di incontrarlo di persona il prossimo 30 giugno a Legnano durante l’evento “C’era una volta la Paris-Dakar”, ….vi aspettiamo tutti !!!

 

 

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