#174 Fabio Marcaccini-Yamaha XT 600

174COME ARRIVA ALLA X° DAKAR:

Debuttante, pilota senior di velocità

PIAZZAMENTO FINALE:

Ritirato il 7 gennaio

NOTE:

http://www.fabiomarcaccini.it/la_mia_storia

***5 domande ai protagonisti della Dakar***

DICHIARAZIONI: 

1) Cosa vuol dire partecipare a una Dakar ?
E’ un sogno che si avvera.
Ho sempre amato le moto, prima di partecipare alla Dakar, ho corso nei regionali di motocross ed in seguito in pista, nel Campionato Italiano e nel Campionato Europeo Velocità con il Team Italia.
La Dakar era il massimo che potevi fare in moto…mi intrigava l’avventura e mi piaceva molto tutta la preparazione x l’Africa. Le nostre moto erano sempre molto belle.
AlIa partenza della mia prima Dakar, all’alba del primo Gennaio 1988 di fronte alla Reggia di Versailles avevo i brividi, non solo per il freddo…c’era una folla infinita, Parigi era completamente bloccata, io avevo il numero 174 ed ero uno delle ultime moto a partire.
2) Sapevate di essere gli eroi del momento e tutta l’attenzione del mondo era su di voi ?
Non ho mai pensato a questo, dico sempre che il vero eroismo è andare al lavoro il lunedi mattina…inseguivo solo i miei sogni.
3) Cosa ti è piaciuto di più della edizione del 1988 ?
Tutto…ho partecipato 5 volte, ma la prima è sempre la prima: la cosa che mi ricordo benissimo è l’arrivo della mia prima speciale, El Oued-Hassi Messaoud, era notte fonda, al mio primo giorno di gara in Africa, l’arrivo era vicino ai pozzi petroliferi, nel deserto il bagliore delle fiamme dei pozzi nella notte si vedeva da lontano, io ero sfinito ma felice, la speciale era molto difficile, piena di dune,…l’unica sabbia che avevo visto prima di allora era la spiaggia di Rimini!
Quel giorno si ritirarono la metà dei concorrenti….ed era solo la prima speciale.
4) Troppi incidenti e lutti: quali sono state le mancanze dell’organizzazione ?
E difficile dirlo, non è facile attraversase mezza Africa di corsa, la risposta classica era…”c’est le Dakar”, non credo che l’organizzazione centri molto.
La Dakar ti smontava piano piano, ci voleva una settimana solo per arrivare alla partenza della prima speciale: la pre-partenza da Milano, poi Parigi, il prologo, l’attraversamento della Francia, la nave…la famigerata Tepasa, Algeri…noi privati non avevamo nessun tipo di assistenza solo uno zaino in spalla e rischiavamo per l’estrema stanchezza, stavi senza dormire, mangiavi poco o niente, le speciali erano infinite, quella che portava ad agadez era 870 km…provate a pensare, e difficile farli in autostrada, la gara non ti aspettava, proseguiva inesorabile, oltre al resto ci voleva anche una buona dose di fortuna.

5) Cosa resta a 30 anni di distanza da quella esperienza ?
Un Dakariano…rimane Dakariano per sempre!
Io ero uno dei partecipanti più giovani, è stata un’esperienza fantastica, la tenacia, la forza, la voglia di farcela a tutti i costi, ma anche la strana empatia con gli altri piloti, sono queste le cose che mi porto dentro.
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